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Prestiti: la domanda non cambia marcia

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Prestiti: la domanda non cambia marcia

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I dati pubblicati nel Barometro CRIF relativamente alla domanda di prestiti, sia finalizzati che personali, da parte delle famiglie italiane non sono affatto incoraggianti: se all’inizio del 2013 si era osservato un aumento delle richieste (+5,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), il primo mese del 2014 riporta alla ribalta i segni di un quadro macroeconomico incerto, confermato da un netto calo (-11,4% anno su anno) per le richieste di credito finalizzato e una situazione “stazionaria” (+0,5% vs. Gennaio 2013)  per i prestiti personali.

Il dato complessivo, pertanto, si attesta a un -6,4% indicativo della volontà delle famiglie di evitare l’accumulo di “debiti su debiti”: un atteggiamento prudenziale, quest’ultimo, giustificato anche dall’analisi della distribuzione delle richieste per classi d’importo. Sebbene l’importo medio richiesto sia stato pari a € 7.882, ottenuto ponderando l’importo medio dei prestiti personali (€ 4.830) e dei prestiti finalizzati (€ 11.609), la classe 0-5000€ - pur rimanendo quella trainante - ha fatto registrare un calo del -3,3% di richieste: la spiegazione andrebbe forse ricercata nel desiderio di evitare il microcredito - a maggior ragione dopo le tipiche spese Natalizie - concesso principalmente per favorire l’acquisto di quegli oggetti tecnologicamente all’avanguardia ma in taluni casi superflui o “sovradimensionati”.

A differenza delle famiglie americane, per le quali la Federal Reserve (Banca Centrale Americana) ha annunciato un aumento della domanda di prestiti – giustificato anche dalla maggior flessibilità mostrata dalle banche nell’applicazione degli standard per valutare se concedere o meno un finanziamento sia ai privati che alle aziende – il dato pubblicato da CRIF conferma il trend negativo che ha caratterizzato la domanda delle famiglie italiane nell’ultimo quinquennio. In particolare, la variazione percentuale del numero di richieste di prestito rispetto allo stesso mese dell’anno 2009 non lascia minimo spazio a possibili interpretazioni, segnando un preoccupante -20,1%: un dato, quest’ultimo, che potrà essere ribaltato con un’offerta più competitiva e flessibile da parte degli istituti finanziari operanti nel Bel Paese.

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