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Inflazione: bene per i conti pubblici, male per i consumi

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La crisi dei debiti sovrani, la riduzione di valore dei titoli di stato, il conseguente indebolimento degli stati patrimoniali delle banche e le tensioni sui mercati interbancari hanno spinto la BCE a tagliare il tasso di sconto, sebbene ci sia stato un forte aumento dell'inflazione che ha raggiunto il 3% negli ultimi mesi, ben al di sopra della soglia del 2% indicata dalle autorità come soglia limite. La riduzione del tasso di sconto da parte di Draghi potrebbe non essere l'ultima quest'anno, in un contesto in cui i prezzi continueranno a crescere almeno fino ad agosto 2012.

Con la condizione economica attuale, l'inflazione rappresenta un elemento positivo per i conti pubblici, in quanto aiuta a ridurre i rendimenti reali dei titoli; introduce tuttavia elementi di negatività per le famiglie, in quanto comporta una riduzione forte del potere di acquisto delle famiglie, già segnato dalla crisi dell'ultimo biennio.

Al quadro già di per non positivo occorre aggiungere la manovra fiscale restrittiva che vedrà la luce nei prossimi giorni che, da un lato, innalzerà la pressione fiscale e, dall'altro, andrà a ridurre la spesa pubblica, con un effetto restrittivo sull'economia.

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